Archivio mensile:luglio 2010

Google sfida Facebook?

 È da tempo che in rete si parla del lancio di Google Me, il nuovo social network di Google. Adam D’Angelo, CTO di Facebook afferma che le voci di corridoio sono più che fondate, che il progetto esiste ed ha un’”elevata priorità”, a differenza di tentativi compiuti prima di Buzz almeno.

Facebook festeggia in questi giorni i 500 milioni di utenti. Sebbene per la maggior parte dei comuni mortali il social network rappresenti semplicemente un modo per tenersi in contatto con gli amici delle elementari e parenti all’estero,  non dobbiamo trascurare che la rete sociale è riuscita a rivoluzionare totalmente il modo di fare business.

Piccoli imprenditori illuminati partendo da un budget zero sono riusciti a creare immensi database che risultano succulenti per le aziende, cui offrono servizi di varia natura. Le imprese hanno trovato un modo più economico, efficace e allo stesso tempo meno invasivo per conoscere i consumatori e comunicare con loro. Nell’era dei social media, gli “amici” sono denaro.

 Finora gli sforzi compiuti da Google nel magico mondo dei social network non si sono rivelati all’altezza della sua magnificenza. Orkut ha avuto successo soltanto in pochi paesi come Brasile e India; Buzz ha avuto seri problemi con la privacy e assomiglia fin troppo a Twitter; Wave si propone di riprendere le dinamiche di Facebook per quanto riguarda la condivisione di contenuti e la creazione di gruppi di discussione ma è ben lontano dal risultare altrettanto “friendly”.

 Per ora Google non dà anticipazioni né conferma l’esistenza del progetto Google Me.  Nonostante abbia dalla sua una base di profili (Google Profiles) che potrebbero rappresentare un buon punto di partenza per il suo prossimo social network, risulta difficile essere ottimisti in merito e credere che Facebook possa essere degnamente sfidato.

 Intanto una ricerca condotta da Foresee, che ha introdotto per la prima volta i siti social media nella lista degli e-business misurati in base all’ACSI (American costumer satisfation index), apre uno spiraglio. Il report mette in evidenza quello che può essere definito il paradosso Facebook, in relazione al rapporto tra successo nel mercato e soddisfazione dell’utente. Risulta infatti che nonostante il social network sia il sito web più visitato negli USA, la benevolenza da parte dei consumatori sia piuttosto scarsa (pari soltanto a quella delle compagnie aeree e delle industrie televisive satellitari e via cavo).

Gli internauti americani insomma visitano Facebook anche se non piace, il che è dimostrato tra l’altro da diversi gruppi proprio su Facebook che ne parlano male. Foresee argomenta che la spiegazione starebbe soprattutto nel fatto che non esiste una valida alternativa alla rete sociale, la quale esercita quindi un monopolio.

Riuscirà Google a creare un competitor per Facebook, magari facendo leva sulla “antipatia” di cui gode?

Trovato qui.

Notizie dai BLOG SUL WEB 2.0

Girovango per il web, ho trovato interessate questa notizia..

Tutti parlano di Web 2.0 ma non tutti sanno come comportarsi. Le aziende si cimentano a volte in maniera adeguata a volte invece in maniera del tutto sbagliata e ciò diventa un problema per il proprio brand.

L’articolo di  COMMUNICATION VILLAGE BLOG può essere un  utile consiglio che vi proponiamo:

SOCIAL MEDIA MARKETING: IL PUNTO PIÙ IMPORTANTE È CHI SONO LE PERSONE A CUI SI PARLA. IL PARERE DI JOHNNY CAMPBELL.

La rete di relazioni e la conoscenza delle persone a cui si parla rappresentano gli aspetti più importanti del social media marketing. Il punto di vista dell’esperto di marketing del cambiamento Johnny Campbell, “The Transition Man”.

Uno degli aspetti chiave del social media marketing è la rete di relazioni. Chi fa marketing nel Web 2.0 sa bene che può scegliere in modo abbastanza preciso le persone (target) con cui comunicare, semplicemente proponendo loro l’amicizia in social network come Facebook, Twitter o LinkedIn o stabilendo altre forme di contatto quando si lavora con altri portali sociali. In generale, sul web oggi è possibile fare delle ricerche mirate e individuare persone che più di altre possono essere interessate a quanto un’azienda ha da comunicare.

Grazie ai social network, aprire un contatto diretto con giornalisti specializzati, esperti di settore, buyer di altre aziende o altre figure che svolgono un ruolo di opinion maker o opinion leader in un certo campo è diventato, oggi, estremamente facile. Creare un parco di relazioni importanti significa avere la possibilità di fare echeggiare in modo roboante ogni comunicazione proveniente dall’azienda, innescando rapidamente dei passaparola ad ampio raggio.

Il modello di marketing non convenzionale da tenere in considerazione è quello del buzz marketing: in sintesi estrema, si rivolge un messaggio ben caratterizzato e distinguibile dalla massa dei messaggi che normalmente circolano a un gruppo di destinatari autorevoli. In tal modo questi vengono spronati a diffondere alla loro rete di contatti il messaggio, arricchendolo di ulteriori connotazioni individuali – quasi sempre positive – ed esortando i loro destinatari della comunicazione a fare altrettanto. In breve, il messaggio iniziale diventa un messaggio viralizzato e condiviso, con una partecipazione personale altissima da parte di chi l’ha fatto proprio.

Il social media marketing consente di effettuare azioni di buzz marketing in modo rapido, mirato e a basso costo. La condizione iniziale, però, è quella di creare previamente una rete di contatti rilevante e mirata.

Johnny Campbell, esperto di marketing inteso innanzi tutto come  gestione del cambiamento aziendale finalizzato a specifici obiettivi, indica nelle relazioni proprio il nodo cruciale di tutto il social media marketing. Dice Campbell: «Dopo che hai messo su il tuo profilo nei più importanti social network, hai generato nuove vendite?». E a questo proposito osserva: «I social media sono molto di più della semplice creazione di una propria pagina personale». Infatti se si usano i social media per aumentare le vendite e la notorietà del proprio brand, allora, conclude Campbell, «il più grosso aspetto da tenere in considerazione e da gestire correttamente è “chi sono le persone”».

Chi sono le persone con cui siamo connessi e con cui parliamo? Questo è il problema fondamentale. Un responsabile aziendale deve porsi il problema di «quali sono le persone con le quali sta parlando e quale valore può offrire loro in questa interazione che può diventare una vera e propria relazione personale». Campbell insomma punta il dito contro chi, oggi, comunica mediante Internet senza tenere in conto che grazie a Internet e ai social network si può stabilire una relazione interpersonale e non più solo un processo di comunicazione a senso unico, di tipo one-to-many. Si può generare un processo in cui io posso conoscere in modo approfondito il mio interlocutore, avviando un piano di dialogo one-to-one, prima che many-to-many.

«Il social media marketing è uno strumento» prosegue Campbell, «con cui si può veicolare uno specifico messaggio a uno specifico gruppo di persone su un prodotto, un servizio o un’idea a cui queste persone sono interessate». Tutto questo si basa sul «dare a queste persone quello di cui hanno bisogno per vivere una vita migliore».

In questo senso, c’è da osservare (chiosando il pensiero di Campbell) che i messaggi e le interazioni migliori sono quelli che non si limitano a parlare del prodotto in sé, ma lo trattano come un’opportunità, un’esperienza o un mezzo per suscitare emozioni vivide. In sostanza, come qualcosa che ha un rapporto stretto con la vita dell’interlocutore.
Per esempio, piuttosto che elencare semplicemente una lista di caratteristiche tecniche, un produttore di dispositivi hi-tech può provare a raccontare come un certo device può essere usato nella quotidianità e quali novità introduce nella vita di tutti i giorni. Strategia che Apple utilizza a piene mani.

Sono quattro gli aspetti, allora, che vanno tenuti in massima considerazione secondo Campbell.

  1. Chi può essere più interessato a ciò che si ha da proporre?
  2. Che cosa si aspetta davvero chi riceverà la mia comunicazione?
  3. Che caratteristiche hanno queste persone? Si occupano di B2C, di B2B o sono consumatori finali?
  4. Dove vivono queste persone? Che tipo di attività svolgono al di fuori dei social network a cui fare riferimento tramite il social media marketing?
  5. Quali strumenti queste persone usano normalmente per comunicare?

Avendo chiari questi punti, conclude Campbell, è facile capire come «un certo prodotto o servizio può aiutare queste persone ad alleviare i loro problemi e a realizzare i loro desideri». E quindi trasformare l’azione di marketing mediante il Web 2.0 e i social media in un concreto successo di vendite.

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