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Ieri sera un ipnotizzatore inglese ha raccolto sul web seimila persone.

Ieri seimila persone si sono date appuntamento su Facebook e Twitter per il primo esperimento di ipnosi di massa online; show messo in rete ieri notte da Chris Huges, ipnotizzatore e ipnoterapeuta inglese diplomato all’Omni Hypnosis Training Centre in Florida. 

E’ stato uno degli show  più seguiti globalmente negli ultimi tempi. Un evento mediatico a tutti gli effetti, una social ipnosi, insomma, che ha tenuto connessi per oltre due ore migliaia di utenti da 85 paesi del mondo.

Ma l’evento, nonostante l’ottima visibilità data prima dalla stampa inglese e poi da quella mondiale, non è andato come previsto. A un’ora dal via il sito che avrebbe dovuto trasmettere il live audio dell’ipnosi è andato giù a causa delle troppe connessioni simultanee. Così, nell’attesa, agli utenti non è rimasto altro che confrontarsi sui social network. Il topic socialtrance è stato tra i più popolari su Twitter e il gruppo su Facebook ha raggiunto in poche ore i 10mila iscritti e oltre 500 discussione aperte.
A soli dieci minuti dall’orario di inizio della trance di massa sono gli utenti, ancor prima del tweet di Chris Hughes, a comunicare il nuovo sito che ospiterà l’evento. Puntuale parte l’audio che trasmette per circa venti minuti una musica new age e puntuali arrivano i commenti degli utenti. L’ascolto inizia a dare i primi frutti. Alcuni cominciano a sentirsi rilassati, mentre altri iniziano a spazientirsi.  Dopo alcune indicazioni per la perfetta ipnosi, l’ipnotizzatore abbandona gli utenti per problemi con la legge inglese, invitandoli a continuare l’ipnosi non più in diretta ma attraverso un mp3 registrato raggiungibile da un link.

Si accendono ancor di più gli animi, su Facebook e Twitter si parla da subito della truffa dell’anno.  Ma Chris è un professionista nel calmare gli animi e si scusa pubblicamente su Twitter spiegando che la delusione è grande soprattutto per lui.

L’evento continua sui social e come sia andata veramente è difficile dirlo, possiamo solo dire che è stato soprattutto un’esperienza di condivisione online.

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